La domanda torna a ogni cambio di algoritmo: conviene puntare sui video o continuare con i contenuti a più immagini? La risposta cambia a seconda di cosa si sta cercando di ottenere, ed è per questo che le regole generali che circolano risultano sempre contraddittorie.
I due formati non competono: producono comportamenti diversi in chi guarda. Vediamo quali, così da scegliere in base all’obiettivo invece che alla tendenza del momento.
Due modi diversi di consumare un contenuto
Il video si guarda passivamente: scorre da solo, cattura o non cattura nei primi secondi, e il controllo è quasi tutto nelle mani di chi lo ha realizzato.
Il contenuto a più immagini richiede invece un’azione: bisogna scorrere per proseguire. Questo lo rende meno efficace nell’intercettare l’attenzione, ma molto più adatto a chi è già interessato e vuole approfondire con il proprio ritmo.
La differenza fondamentale è questa: il video attrae, il carosello trattiene e spiega.
Cosa dice davvero ogni indicatore
Confrontare i due formati sulla sola copertura porta sempre alla stessa conclusione sbagliata, perché i video raggiungono strutturalmente più persone.
Gli indicatori vanno letti per quello che segnalano.
- La copertura misura quante persone hanno visto, non quante hanno capito o si sono interessate
- Il salvataggio indica utilità percepita: qualcuno vuole ritrovare quel contenuto
- La condivisione indica che il contenuto dice qualcosa che la persona vuole far sapere ad altri
- Le visite al profilo segnalano curiosità sull’autore, che è il passo che precede il contatto
- I click misurano l’unica azione che porta fuori dalla piattaforma
Salvataggi e visite al profilo sono quasi sempre più predittivi di richieste rispetto alla copertura, e su questi il carosello regge il confronto molto meglio di quanto suggerisca il numero di visualizzazioni.
Quando il carosello è la scelta giusta
Funziona quando c’è qualcosa da spiegare in passaggi: un metodo, un confronto, una sequenza di errori da evitare, una progressione di risultati.
Funziona anche quando il contenuto ha valore di consultazione, cioè quando è ragionevole che qualcuno voglia ritrovarlo. In questi casi produce salvataggi con una frequenza che i video raramente raggiungono.
Un ultimo vantaggio pratico: si realizza senza attrezzatura video, in tempi contenuti, e non richiede che qualcuno compaia o parli.
Quando serve il video
Il video è insostituibile quando il contenuto è un movimento, una trasformazione o una persona che parla.
Una lavorazione, un prodotto in uso, il risultato di un intervento, la spiegazione data da chi la sa dare: sono cose che le immagini fisse restituiscono male. È anche il formato migliore per raggiungere chi non ti conosce, perché la distribuzione lo favorisce.
La controindicazione è il costo: produrre video con continuità richiede tempo, e la discontinuità su questo formato si paga più che altrove.
L’errore di leggere un solo numero
Molte decisioni vengono prese confrontando le visualizzazioni di un video con quelle di un carosello e concludendo che il primo funziona meglio.
È un confronto tra grandezze diverse. La domanda corretta è quale formato produce più richieste, e per rispondere serve guardare la catena: visite al profilo, messaggi ricevuti, click sul collegamento.
Capita spesso che il formato con meno visualizzazioni sia quello che genera più conversazioni, semplicemente perché raggiunge meno persone ma più pertinenti.
Il formato ibrido e le combinazioni
Esiste una terza via che molti trascurano: usare i due formati in sequenza sullo stesso argomento.
Un video breve porta persone nuove e le incuriosisce; un carosello pubblicato pochi giorni dopo approfondisce lo stesso tema per chi si è fermato a guardare. È un modo per far lavorare insieme le due caratteristiche invece di metterle in competizione.
Funziona bene anche l’inverso, soprattutto quando un contenuto a più immagini ottiene molti salvataggi: è il segnale che l’argomento interessa e che merita una versione capace di raggiungere anche chi non ti segue.
Come impostare un confronto onesto
Per capire cosa funziona sul proprio pubblico serve un test strutturato, non un’impressione.
Lo stesso argomento va trattato nei due formati, pubblicato a distanza di alcuni giorni e in fasce orarie simili. Poi si confrontano gli indicatori legati all’obiettivo, non la copertura. La prova va ripetuta su almeno tre o quattro argomenti diversi, perché un singolo confronto misura soprattutto il caso.
Quasi sempre emerge che i due formati servono a cose diverse, e la conclusione utile non è quale eliminare ma in che proporzione alternarli.
Vale la pena rifare il test una volta all’anno. Le abitudini del pubblico cambiano e le piattaforme modificano il modo in cui distribuiscono i contenuti, quindi una proporzione che funzionava dodici mesi prima può non essere più quella giusta.
Domande frequenti
È vero che le piattaforme privilegiano i video?
La distribuzione tende a favorire i formati che trattengono più a lungo, e questo avvantaggia i video sulla copertura. Non significa che siano più efficaci per ogni obiettivo, né che gli altri formati vengano penalizzati.
Quante immagini deve avere un carosello?
Quante ne servono per completare il ragionamento, di solito tra cinque e otto. La prima deve funzionare da sola, perché è l’unica che molti vedranno, e l’ultima dovrebbe dire cosa fare.
Si può trasformare un carosello in video e viceversa?
Sì, ed è un buon modo per ottimizzare il lavoro. Il contenuto va però riadattato: un carosello convertito in video senza modifiche risulta statico e viene abbandonato.
Conclusione
Non esiste un formato migliore in assoluto: esiste quello adatto a ciò che si vuole ottenere in quel momento.
Il video porta persone nuove, il carosello approfondisce e viene conservato. Alternarli con criterio, misurando gli indicatori giusti invece delle sole visualizzazioni, è più efficace di qualsiasi scelta di campo.