La maggior parte delle attività cura la scheda Google e ignora completamente l’altra mappa, quella preinstallata su ogni iPhone e iPad. È una scelta che lascia scoperta una quota di clientela tutt’altro che marginale, soprattutto in una città a forte presenza di visitatori internazionali.
Chi usa un dispositivo Apple e chiede indicazioni all’assistente vocale, o tocca un indirizzo dentro un messaggio, finisce sull’applicazione mappe di sistema. Se lì l’attività non esiste o ha dati sbagliati, il cliente non arriva. Vediamo come presidiare entrambe senza raddoppiare il lavoro.
Due mappe che si alimentano in modo diverso
Google costruisce la propria mappa su una base enorme di contributi degli utenti, recensioni e segnalazioni. Apple lavora su fonti più controllate e concede meno spazio alle modifiche esterne.
La conseguenza pratica è che su Google i dati sbagliati proliferano ma si correggono facilmente, mentre su Apple i dati sono più stabili ma, quando sono errati, richiedono un intervento diretto del titolare.
Cambia anche il peso delle recensioni: centrali per Google, molto meno visibili nell’esperienza Apple, dove contano di più le informazioni di base e l’integrazione con altri servizi del sistema.
Come si rivendica la scheda su Apple
Apple mette a disposizione uno strumento gratuito per titolari di attività, attraverso cui si rivendica la propria sede e si gestiscono i dati.
Dopo la verifica si possono aggiornare denominazione, categoria, orari, contatti e sito, caricare fotografie e inserire il logo, oltre a gestire la posizione esatta del punto sulla mappa. Le modifiche non sono immediate: la pubblicazione richiede qualche giorno.
È un’operazione che si fa una volta e poi si mantiene, con un impegno molto inferiore rispetto a quello richiesto dalla scheda Google.
Il centro storico complica tutto
In un centro storico le mappe sbagliano più spesso, per ragioni concrete: numerazioni civiche irregolari, edifici con più ingressi, vie strette dove la geolocalizzazione perde precisione, limitazioni al traffico che rendono inutile l’indicazione stradale predefinita.
Alcuni accorgimenti riducono il problema.
- Posizionare il punto sull’ingresso reale, non al centro dell’edificio o della via
- Indicare nella descrizione il portone o il riferimento visivo utile a chi arriva a piedi
- Segnalare i parcheggi consigliati e le fermate più comode, informazione che nessun concorrente fornisce
- Verificare periodicamente che la navigazione conduca davvero dove serve, provandola di persona
Quest’ultima verifica richiede dieci minuti e risolve una causa frequente di recensioni negative dovute a clienti arrivati nel posto sbagliato.
Cosa tenere allineato tra le due schede
Denominazione, indirizzo e numero di telefono devono essere identici, nella stessa forma, su entrambe le mappe e su tutte le altre fonti in cui l’attività compare.
Anche categoria e orari vanno mantenuti coerenti, comprese le chiusure straordinarie. Un’attività che risulta aperta su una mappa e chiusa sull’altra genera diffidenza in chi controlla prima di uscire di casa.
Le fotografie possono essere le stesse, ma vale la pena caricarle su entrambe: su Apple sono spesso l’unico elemento visivo presente e fanno una differenza sproporzionata rispetto allo sforzo.
Le fotografie sull’altra mappa fanno più differenza
Su Google la scheda di un’attività in centro ha spesso decine di immagini caricate dagli utenti. Sull’altra mappa, nella maggior parte dei casi, non c’è nulla oltre alla vista stradale.
Questo rende il caricamento di poche fotografie curate un intervento sproporzionatamente efficace: bastano l’esterno con l’insegna, un paio di immagini degli interni e il logo per passare da una scheda anonima a una riconoscibile.
È un lavoro di mezz’ora che nessun concorrente della via avrà probabilmente fatto.
Verificare periodicamente cosa vedono gli altri
Le informazioni sulle attività cambiano anche senza intervento del titolare, per segnalazioni di terzi o per aggiornamenti automatici delle fonti.
Vale la pena controllare ogni pochi mesi come appare la propria scheda su entrambe le mappe, possibilmente da un dispositivo non collegato al proprio account, perché la visualizzazione del titolare non coincide sempre con quella del pubblico.
Le altre mappe che vale la pena controllare
Oltre alle due principali, l’attività compare quasi sempre su servizi di navigazione collegati e su portali che generano mappe proprie a partire da dati pubblici.
Non serve presidiarli tutti. Conviene però fare una ricerca periodica del nome dell’attività per verificare dove compare e correggere le informazioni sbagliate sulle fonti più visibili, perché ogni dato errato in circolazione indebolisce la coerenza complessiva.
Un caso ricorrente riguarda le attività che hanno cambiato sede o denominazione: il vecchio dato sopravvive per anni su fonti secondarie e continua a portare clienti nel posto sbagliato.
Domande frequenti
Rivendicare la scheda Apple migliora il posizionamento su Google?
No, sono sistemi indipendenti. Migliora però la coerenza complessiva dei dati sull’attività, che è un fattore di affidabilità generale, e soprattutto rende raggiungibile una parte di clientela altrimenti persa.
Le recensioni contano anche su Apple?
L’esperienza Apple integra valutazioni provenienti da servizi terzi e dà meno centralità alla recensione rispetto a Google. Le informazioni di base e le fotografie pesano relativamente di più.
Ogni quanto vanno aggiornate le schede?
Gli orari a ogni variazione, comprese le festività. Le fotografie qualche volta all’anno. I dati anagrafici solo quando cambiano, ma su tutte le fonti contemporaneamente.
Conclusione
Presidiare la seconda mappa è uno degli interventi con il rapporto più favorevole tra tempo impiegato e clienti recuperati, proprio perché quasi nessuno lo fa.
Per un negozio in centro, dove trovare l’ingresso è già di per sé un ostacolo, l’accuratezza dei dati su entrambe le piattaforme è una questione operativa prima ancora che di visibilità.